Il dittatore siriano Bashar al-Assad è coinvolto nell’esplosione del porto di Beirut?

(foto: Haytham El Achkar/Getty Images)

Un’indagine del regista libanese Firas Hatoum, appena trasmessa sulla rete televisiva locale Al-Jadeed, ha portato alla luce delle nuove rivelazioni sulla devastante esplosione di agosto scorso nel porto di Beirut, in Libano. L’incidente sarebbe ricollegabile a tre influenti uomini d’affari, George Haswani, Mudalal Khuri e suo fratello Imad Khuri, con stretti legami con il presidente siriano Bashar al-Assad, da essi sostenuto fin dai primi mesi della guerra civile in Siria, scoppiata nel 2011. L’inchiesta di Hatoum per la prima volta solleva la possibilità che la detonazione di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio a Beirut possa essere stato un danno collaterale causato dai tentativi del regime siriano di procurarsi l’esplosivo da utilizzare nelle proprie armi.

Haswani e i due fratelli Khuri hanno la cittadinanza russo-siriana e sono stati tutti sanzionati dagli Stati Uniti per aver sostenuto lo sforzo bellico di Assad. Le due compagnie d’affari collegate a Haswani e Imad Khuri condividevano il proprio indirizzo di Londra con Savaro Limited, la società di comodo (cancellata martedì scorso dalla Companies House londinese) che aveva acquistato il nitrato nel 2013. La destinazione ufficiale del carico era il Mozambico, ma era stato dirottato e scaricato in Libano, a Beirut, dove era stato immagazzinato in condizioni di scarsa sicurezza nella zona portuale, fino alla catastrofica esplosione di agosto del 2020.

Come riporta il Guardian, Mudalal Khuri era stato accusato dal dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti di aver tentato di rifornirsi di nitrato di ammonio già mesi prima che la nave mercantile russa Rhosus attraccasse nella capitale libanese, a metà del suo tortuoso viaggio dalla Georgia verso il Mozambico. L’opacità e il mistero con cui si era svolto l’improvviso cambio di rotta alimentano il sospetto che Beirut fosse stata, fin dall’inizio, la destinazione prevista di una sofisticata operazione di contrabbando diretta in Siria.

L’inchiesta di Hatoum ha scosso la classe dirigente di Beirut, che sta seguendo l’indagine condotta dal sistema giudiziario libanese sull’esplosione. Il primo ministro Hassan Diab, tre ex ministri e più di 30 funzionari di basso livello sono stati accusati di negligenza in relazione al disastro, che ha ucciso più di 200 persone e ha devastato i sobborghi portuali della capitale. “Dubito che il Libano sia in grado di risolvere un’indagine per molte ragioni, considerando il modo in cui sono state gestite le cose nei mesi successivi all’esplosione, ha detto al Guardian lo stesso regista. “E non mi fido di nessuna indagine straniera o internazionale perché abbiamo avuto una brutta esperienza in passato e la politica si mette sempre di mezzo”.

Nonostante le difficoltà di tracciamento, dovute alla gran quantità di aziende di comodo coinvolte, l’Interpol questa settimana ha emesso avvisi di cattura per tre figure ritenute rilevanti per l’indagine di Beirut. Ossia, i cittadini russi Igor Grechushkin, che si ritiene sia il proprietario del mercantile Rhosus, e Borys Prokoshew, che all’epoca era il capitano della nave, insieme a Jorge Moreira, un portoghese che presumibilmente ha acquistato il nitrato dalla fabbrica georgiana Rustavi Azot.

Adesso, secondo il Guardian, al centro delle investigazioni ci sarebbe la ricerca del motivo per cui una compagnia di comodo come Savaro Limited è stata utilizzata per mediare l’accordo di vendita dell’esplosivo con una società del Mozambico, Fabrica de Explosivos de Mocambique, collegata a una famiglia molto in vista nel paese africano.

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