Conte chiederà la fiducia al parlamento per cercare di risolvere la crisi di governo

(foto: Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images)

Fra le diverse strade da percorrere, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha scelto l’opzione di parlamentarizzare la crisi di governo: lunedì 18 gennaio si recherà alla Camera e martedì 19 gennaio al Senato per riferire dell’attuale situazione politica e sottoporre il suo esecutivo al voto di fiducia in entrambe le camere legislative. Il tutto, dunque, avverrà prima del voto sullo scostamento di bilancio, in programma per il 20 gennaio, passaggio indispensabile per l’implementazione del nuovo decreto ristori.

Nel pomeriggio di ieri, Conte è stato ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha firmato il decreto “con il quale, su proposta del presidente del Consiglio dei ministri, vengono accettate le dimissioni rassegnate dalla senatrice Teresa Bellanova dalla carica di ministra delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali – il relativo interim è stato assunto dal presidente del Consiglio dei ministri – dalla professoressa Elena Bonetti dalla carica di ministra senza portafoglio e dall’onorevole Ivan Scalfarotto, sottosegretario di stato”. Come si legge nel comunicato emesso dal Quirinale, Conte ha quindi illustrato a Mattarella “la situazione politica determinatasi a seguito di tali dimissioni” e ha espresso “la volontà di promuovere in parlamento l’indispensabile chiarimento politico mediante comunicazioni” da rendere alla camere.

È soprattutto la tenuta della camera alta a preoccupare Conte. Secondo il Corriere della Sera, infatti, il premier si sta prendendo questi giorni di tempo per dare la possibilità ai cosiddetti responsabili di formare al Senato un nuovo gruppo. Conte ha lanciato un appello a quei senatori di opposizione indecisi se offrire il loro sostegno all’eventuale governo Conte ter: “Decidere di essere costruttori in questa fase politica significa fare una chiara scelta per il bene del paese”. Con l’uscita di Italia Viva (Iv) dalla maggioranza, sono 18 i senatori di Matteo Renzi che il presidente del Consiglio deve impegnarsi a sostituire per evitare la caduta del governo.

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