Il bitcoin ha iniziato il 2021 con il calo più profondo da marzo 2020

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Il bitcoin non si smentisce e prosegue la sua corsa tra violente oscillazioni di prezzo. Fra domenica e lunedì la criptovaluta più famosa del mondo è scesa da una quotazione di quasi 40mila dollari a circa 31mila. E dire che la scorsa settimana, quella del suo 12esimo compleanno, aveva toccato (venerdì) il record storico di sempre, quasi 42mila dollari, dopo mesi di crescendo continuo. Scivolando con punte del -21% questa volta ha fissato la maggior perdita nell’arco di due giorni da marzo, secondo Bloomberg.

Se si guarda alla capitalizzazione totale del mercato delle criptovalute, nello stesso arco di tempo sono stati bruciati 200 miliardi di dollari, scendendo da 1.100 miliardi di dollari la mattina di domenica a poco meno di 900 miliardi stamani (dati Coinmarketcap).

Eppure, il bitcoin vanta anche il recente “endorsement” della banca Jp Morgan, che valuta un potenziale di 146mila dollari nel lungo termine, in competizione con l’oro come asset. La capitalizzazione di mercato del solo bitcoin dovrebbe moltiplicarsi di 4,6 volte (oggi è di 618 miliardi di dollari). Diverse istituzioni e grandi investitori hanno iniziato ad allocare fondi nella criptovaluta più famosa del mondo. Alcuni osservatori ritengono che questo possa offrire un margine alla debolezza del dollaro e ai rischi di inflazione in un mondo pieno di stimoli fiscali e monetari. Secondo altri, invece, invece gli investitori retail e i fondi di trend follower starebbero gonfiando un prezzo insostenibile sul lungo termine.

Sicuramente, con tante persone desiderose di ottenere rapidi guadagni, il bitcoin sta attirando l’attenzione degli enti regolatori. La Financial conduct authority britannica ha lanciato un severo allarme ai risparmiatori in cerca di profitto: “Investire in criptovalute o investimenti e prestiti connessi, implica spesso grandi rischi per il denaro degli investitori”. Le preoccupazioni della Fca riguardano la volatilità del prezzo, la complessità dei prodotti offerti e la mancanza di una regulazione a protezione dei risparmiatori.

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