Cosa ha deciso il Parlamento europeo sull’hamburger vegano

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Il Parlamento europeo, nell’ambito del disciplinare sull’organizzazione comune dei mercati agricoli, ha stabilito che anche per i prodotti a base vegetale le aziende potranno continuare a utilizzare sulle etichette nomi come hamburger, burger, bistecca, salsiccia e altri termini associati in genere solo a prodotti a base di carne. Con questa decisione il Parlamento europeo ha così respinto gli emendamenti che chiedevano invece a Bruxelles di vietare l’uso di quelle categorie per alimenti sostanzialmente composti da proteine vegetali.

In particolare, ad auspicare una maggiore distinzione sui nomi era stata la Commissione agricoltura dell’Unione europea, che chiedeva l’uso esclusivo di nomi come hamburger solo per prodotti effettivamente a base di carne, mentre il Partito popolare europeo proponeva di usare solo il termine hamburger vegetale, ma di vietare per i prodotti con più del 3% di proteine vegetali tutti gli altri nomi generalmente associati alla carne.

A questa battaglia si erano poi aggiunte le proposte degli europarlamentari Socialisti e democratici (S&d) che chiedevano di riservare l’uso di termini identificativi di tagli di carne solo per prodotti di origine animale, lasciando però alla Commissione la possibilità di stabilire deroghe specifiche, e quelle dei Verdi, che consentivano l’uso di hamburger, salsiccia o bistecca purché accompagnati dalla specificazione “vegetale”, “vegano” e di altre indicazioni chiare relative all’origine vegetale degli ingredienti.

Dal canto suo, la Corte di giustizia europea aveva già previsto a partire dal 2017 una distinzione tra ingrediente singolo e preparazione, autorizzando nei fatti l’uso di definizioni come ragù vegano o burger di soia ma non di latte di avena, per esempio. Con il no agli ultimi emendamenti, il Parlamento ha stabilito quindi che per la disciplina europea si potrà continuare a usare gli stessi nomi sia per prodotti vegetali sia per prodotti animali, specificando ovviamente le differenze negli ingredienti, e ora spetterà ai singoli governi avviare i negoziati con Bruxelles sulla questione.

Ogni Paese fa per sé

In Francia, per esempio, a seguito delle mobilitazioni del Copa-Cogeca, la più grande associazione di agricoltori d’Europa che si oppone alla linea dell’Europa, a giugno 2020 il parlamento ha varato una legge che impedisce di utilizzare nomi relativi a prodotti a base di carne per identificare alimenti vegetali. Anche in Italia, Assocarni, tra le associazioni critiche verso la decisione del Parlamento europeo, propone ora che si arrivi presto a un quadro normativo nazionale.

Ma non è solo una questione di nomi. Il mercato della carne vegetale, dominato soprattutto da società come le americane Impossible Foods e Beyond Meat, è tra quelli che negli ultimi anni ha conosciuto le crescite maggiori, ed è destinato ad arrivare al valore di 35,5 miliardi di dollari nel 2027, secondo le stime di Statista. E parte del successo è anche legato al continuo rimando che le aziende del settore fanno alla carne vera e propria, con prodotti che non risultano così immediatamente associabili solo a consumatori vegetariani.

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