Per la prima volta il ghiaccio dell’Artico non si è ancora formato

(foto: Gerard Van der Leun via Flickr)

Il congelamento annuale nel mare di Laptev, in Siberia, è in ritardo per la prima volta nella storia. Il principale vivaio di ghiaccio marino dell’Artico di solito inizia a formarsi verso la fine di ottobre, ma quest’anno un’ondata di calore incredibilmente prolungata nella Russia settentrionale e nelle acque del vicino Oceano Atlantico glielo ha impedito.  Le temperature degli oceani nella zona, infatti, di recente sono aumentate di più di 5 °C sopra la media, a seguito del calo insolitamente precoce dei ghiacciai marini nello scorso inverno. Il calore sta impiegando troppo tempo per dissolversi nell’atmosfera, persino in un momento dell’anno come questo, in cui la luce solare dura poco più di un’ora o due al giorno. Di conseguenza, nella regione artica c’è una quantità record di mare aperto, che normalmente a fine ottobre è già ricoperto di ghiaccio.

Le possibili conseguenze per l’ecosistema polare

Gli scienziati del clima hanno lanciato l’allarme su una possibile reazione a catena nella regione polare. Il timore è che il congelamento ritardato in Siberia possa accelerare il declino dell’intera calotta glaciale. L’Artico si sta riscaldando a una velocità media più che doppia rispetto alla resto del globo: una calotta di ghiaccio più piccola significa una minore ‘area bianca’ per riflettere il calore del sole nello spazio.

Il ruolo del mare di Laptev nell’ecosistema è fondamentale, in quanto luogo di nascita del ghiaccio che da lì si sposta verso Ovest durante l’inverno, trasportando sostanze nutritive per tutto l’Artico. Una volta giunto nello stretto di Fram, tra la Groenlandia e le isole Svalbard, il ghiaccio si rompe per la primavera. Se questa catena verrà interrotta quest’anno, ci saranno meno nutrienti per il plancton artico, che avrà quindi una ridotta  capacità di assorbire l’anidride carbonica dall’atmosfera. Inoltre, meno ghiaccio e più mare aperto significherà anche più turbolenze nello strato superiore dell’Oceano Artico, che attingerà più acqua calda dalle profondità marine.

Un futuro di estati senza ghiaccio

La mancanza di congelamento di questo autunno non ha precedenti nella regione artica siberiana”, ha riferito il ricercatore della Colorado State University Zachary Labe in una mail al Guardian. Tuttavia, è in linea con l’impatto previsto del cambiamento climatico causato dall’uomo: “Il 2020 è un altro anno coerente con un Artico in rapida evoluzione. Senza una riduzione sistematica dei gas serra, la probabilità di una prima estate ‘senza ghiaccio’ continuerà ad aumentare fino alla metà del 21° secolo, ha spiegato l’esperto. L’ondata di caldo siberiano di quest’anno è stata resa almeno 600 volte più probabile dalle emissioni industriali e agricole, secondo un recente studio diffuso a luglio 2020 dal sito World Weather Attribution. 

Una probabilità confermata anche dal ricercatore senior del National Snow and Ice Data Center Walt Meier, che sottolinea come lo spessore medio attuale del ghiaccio dell’Artico sia già la metà di quello degli anni Ottanta del secolo scorso. Ed è probabile che la tendenza continui fino a che i ghiacciai non spariranno del tutto: “i dati e i modelli suggeriscono che ciò si verificherà tra il 2030 e il 2050”, ha riportato Meier. “È una questione di ‘quando’, non di ‘se’ avverrà”. Oltre ad aumentare l’aria calda, il cambiamento climatico sta spingendo nell’Artico le correnti più miti dell’Oceano Atlantico, interrompendo la solita stratificazione tra le acque profonde e calde e la superficie fresca e rendendo quindi difficile la formazione del ghiaccio.

Nemmeno lo specialista in fisica del ghiaccio marino dell’Istituto Alfred Wegener Stefan Hendricks si dice sorpreso da queste recenti evoluzioni nell’Artico: “È più frustrante che scioccante. Ciò che sta avvenendo è stato previsto da molto tempo, ma i decisori politici finora hanno dato poche risposte sostanziali”.

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