Le elezioni negli Stati Uniti vanno verso l’affluenza più alta del secolo

(foto: Tim Brown/GPA Photo Archive via Flickr)

Mentre l’Election Day delle elezioni presidenziali rimane fissato, come da tradizione, per il primo martedì di novembre, nelle ultime settimane di campagna elettorale negli Stati Uniti è iniziato l’early voting, il voto anticipato. La maggior parte degli stati federali, infatti, garantisce ai propri cittadini di votare di persona o per posta prima dell’Election Day, che quest’anno – oltre ad agevolare l’esercizio del diritto di voto di coloro che non possono permettersi un’assenza dal lavoro in un giorno feriale come il 3 novembre prossimo – cerca di contenere la pandemia di Covid-19

Nonostante tutte le difficoltà dovute alla crisi sanitaria ed economica e a un presidente in carica che “cerca spesso di minare la legittimità” del sistema elettorale statunitense – per usare le parole del New York Times – gli elettori si stanno recando alle urne con numeri soprendenti. In molti stati ciò ha significato lunghe file ai seggi e glitch nelle macchine elettroniche di registrazione e di voto. Tuttavia, più di 45 milioni di cittadini statunitensi hanno già votato e gli esperti prevedono che questa cifra continuerà a crescere fino all’Election Day. 

L’affluenza anticipata a livello nazionale ha già raggiunto il 30% dei quasi 139 milioni di elettori che avevano votato in totale alle ultime elezioni presidenziali del 2016: un risultato mai visto prima nella storia dell’early voting, che alla fine verosimilmente supererà il record di affluenza del secolo delle Midterm del 2018. Secondo Michael McDonald, professore dell’Università della Florida che dirige lo US Elections Project, è possibile che altri 85 milioni votino prima del 3 novembre, raggiungendo così 150 milioni sui 240 milioni di persone con diritto di voto. Gli elettori ammissibili includono i cittadini che vivono all’estero ma, in alcuni stati federali, non quelli con condanne penali alle spalle.

Cosa significa quest’affluenza fuori dal comune?

Sembra – ma va confermato, perché non sempre negli Stati Uniti la registrazione come votante di un partito è un indicatore precisissimo – che questa affluenza senza precedenti sia trainata dall’entusiasmo dei sostenitori del Partito democratico. Secondo il professor McDonald, negli stati che riportano la registrazione di partito degli elettori, il 52% dei voti sono stati espressi da democratici, il 26% da repubblicani e il 21% da persone senza affiliazione al partito.

Anche se i repubblicani hanno esortato i loro sostenitori a votare in anticipo, la sostenuta campagna di disinformazione del presidente Donald Trump contro il voto per posta (accusato di favorire i brogli) potrebbe aver tarpato le ali all’affluenza alle urne tra i suoi supporter. Un sondaggio di Abc News e Washington Post, a fine settembre, rilevava che Trump aveva il 19% di vantaggio di preferenze tra le persone che intendevano votare durante l’Election Day, mentre il suo avversario democratico Joe Biden lo precedeva col 36% di gradimento in più tra coloro che avevano intenzione di votare prima del 3 novembre.

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