Trump vuole nominare alla svelta un nuovo giudice della Corte Suprema

(Foto: Yasin Ozturk/Anadolu Agency/Getty Images)

La morte di Ruth Bader Ginsburg, il primo giudice donna della Corte Suprema degli Stati Uniti, ha lasciato vacante un seggio che potrebbe ribaltare completamente l’intera composizione del massimo organo giurisdizionale americano. E la cosa fa gola ai repubblicani: in attesa di trovare un sostituto, tra gli attuali otto membri ce ne sono cinque di orientamento repubblicano e tre democratici. In caso di nomina di un nuovo giudice da parte del presidente Donald Trump, la Corte potrebbe essere controllata totalmente dai conservatori, con importanti ripercussioni sulle legislazioni in materia di diritti civili, parità di genere, immigrazione ed economia.

Il presidente Trump, in un colloquio con i giornalisti alla Casa Bianca, ha in effetti già detto che la nomina potrebbe arrivare tra il 25 e il 26 settembre così da lasciare un margine di 38 giorni affinché il Senato la possa ratificare, come di norma. È già stato detto che si tratterà di una donna e i nomi più gettonati in questo momento sono quelli di Amy Coney Barrett, membro della Corte d’Appello di Chicago e nota per le sue opinioni anti-aborto; Barbara Lagoa, di origini cubane e primo giudice ispanico della Corte Suprema della Florida e Kate Comerford Todd, attuale viceconsigliere della Casa Bianca.

L’opposizione dei democratici

I democratici, però, non ci stanno. Il candidato alla presidenza Joe Biden ha definito la decisione di Trump un “abuso di potere” e la speaker della Camera Nancy Pelosi al New York Times ha spiegato che i dem stanno vagliando tutte le possibilità offerte dalla Costituzione americana per sventare la nomina. Per alcuni media americani si starebbe vagliando anche la possibilità di un nuovo impeachment.

La concomitanza con le elezioni è sempre stata giudicata un motivo valido per rimandare la nomina di giudice in quanto, vista l’importanza e la durata dell’incarico (che è a vita), si è sempre preferito rimandarla e delegarla al nuovo presidente. Nel 2016, quando il giudice conservatore Antonin Scalia è morto, l’allora presidente Barack Obama non è riuscito a rimpiazzarlo poiché i repubblicani al Senato – la camera che ha il compito di ratificare le nomine – si sono opposti sostenendo che nell’anno delle elezioni non fosse opportuno eleggere un nuovo giudice.

In questo caso, però, il passato non conta perché la posta in gioco è diversa: i repubblicani hanno 53 senatori contro i 47 dei democratici. Non a caso il leader del partito repubblicano al Senato Mitch McConnell dopo la morte di Ginsburg ha ribadito che è un diritto costituzionale del presidente nominare un nuovo giudice. Il voto dovrà essere calendarizzato in tempi brevi perché le elezioni del 2 novembre si avvicinano: nelle precedenti occasioni, in media, la nomina di un nuovo giudice richiede circa 70 giorni, in pochissimi casi – come proprio in quello di Ruth Bader Ginsburg, nel 1993 – è durato meno, circa 40 giorni. A Trump rimane, invece, poco più di un mese, anche se per qualche commentatore il lasso tempo potrebbe essere più lungo: il nuovo Congresso potrà insediarsi solo dopo il 3 gennaio e, quindi, il Senato uscente potrebbe guadagnare ancora un altro mese.

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