Come va la riapertura delle scuole nel mondo

(foto: INA FASSBENDER/AFP via Getty Images)

Come gestire la riapertura delle scuole in Italia, rispettando le misure di distanziamento sociale per evitare una diffusione del contagio di coronavirus: è stato uno degli argomenti più dibattuti degli ultimi mesi, e anche un tema di scontro politico spesso violento. A più di una settimana dall’inizio delle lezioni, la maggior parte degli studenti italiani è tornata in classe pur tra molte difficoltà, come la mancanza di banchi, spazi insufficienti e carenza di insegnanti e personale scolastico. Tuttavia, anche negli altri paesi nel mondo non è stato facile ripristinare le attività didattiche; ma come nel caso italiano, le autorità sanitarie hanno stabilito dei protocolli di sicurezza che ogni istituto è tenuto a rispettare. Ecco come sta procedendo la riapertura a ogni latitudine.

In Europa

Più o meno tutti i paesi europei hanno adottato lo stesso approccio di profilassi sanitaria per la riapertura delle scuole: distanza di sicurezza all’interno degli edifici scolastici, con banchi posti almeno a 1,5 metri l’uno dall’altro; evitare gli assembramenti con ingressi scaglionati o con lezioni a classe alternate e mascherina obbligatoria da una certa fascia d’età in su. In Francia, ad esempio, sono costretti a indossarla per tutta la durata delle lezioni gli insegnanti e gli studenti dagli 11 anni in su. In Spagna invece è stato adottato un altro protocollo: tutti gli alunni al di sopra dei sei anni devono indossare la mascherina protettiva, i banchi devono essere posti a distanza di sicurezza e le mani devono essere lavate di frequente, almeno cinque volte al giorno.

In Germania, gli studenti sono stati divisi in gruppi e a ciascuno di essi sono stati assegnati determinati insegnanti. I gruppi non possono avere contatti tra di loro, sia da parte dei docenti che da quello degli studenti. L’obiettivo, in caso si scopra un nuovo positivo, è evitare di mettere in quarantena l’intero edificio, limitando questa misura solo alla classe di appartenenza. Anche in questo caso permane l’obbligo di mascherina che può essere solo tolta in aula. Gli istituti, inoltre, sono stati ristrutturati in modo da favorire un’areazione continua e il rispetto della distanza di sicurezza.

Particolare è il caso della Norvegia, uno dei primi paesi a procedere con la riapertura delle scuole. Il modello applicato è quello a semaforo, così come definito dalle autorità sanitarie locali. È stato stabilito che gli istituti debbano adottare provvedimenti sicurezza in base a un colore assegnato al grado di rischio: se il semaforo è verde, la organizzazione delle lezioni è normale, pur rispettando le norme igienico-sanitarie; se invece è rosso significa che le scuole devono limitare gli ingressi a scuola, modificare l’orario scolastico e, in base alla gravità del contagio, introdurre nuovamente la didattica a distanza.

In Asia: i casi di Cina e Giappone

In Cina il virus è sotto controllo ormai da tempo, ma questo non ha impedito al governo di Xi Jinping di adottare provvedimenti stringenti per la ripresa delle attività scolastiche. La prima misura è stata impedire un ritorno di massa di tutti gli studenti: nelle zone considerate ancora a rischio gli studenti non sono tornati sui banchi, ma lo faranno entro il mese prossimo. Fondamentale è il ruolo degli insegnanti, diventati pressoché degli operatori sanitari aggiunti in quanto devono misurare la febbre in entrata a tutti gli studenti e in caso di comparsa di sintomi, isolarli e monitorarli fino alla somministrazione dei tamponi.

Gli alunni, come nei casi più geograficamente vicini a noi, devono mantenere la distanza di sicurezza, ma non hanno l’obbligo della mascherina. Sono stati divisi in gruppi, in base all’età, e a ognuno è stato assegnato un percorso di apprendimento specifico e un determinato orario di entrata e di ingresso per evitare sovraffollamenti. Ma l’approccio di Pechino è molto severo quando si tratta di controllare ciò che accade fuori dall’edificio scolastico: gli studenti e il personale provenienti dalle aree in cui sono stati segnalati focolai in passato – o che si erano recati in aree considerate a rischio – devono mostrare i risultati di un test negativo prima di entrare a scuola. I funzionari dell’istruzione hanno esortato gli studenti a evitare “spostamenti inutili” che non siano quelli per recarsi a scuola, e hanno chiesto di evitare di parlare con altre persone o bambini mentre si è a pranzo o si prende un mezzo pubblico. Inoltre, il governo ha imposto l’utilizzo di app o altre tecnologie che aiutino a rintracciare gli spostamenti dei residenti.

C’è un protocollo rigido anche in Giappone. Anche in questo caso è obbligatorio misurare la temperatura prima di entrare a scuola. Nell’edificio, bisogna indossare sempre la mascherina ed è richiesto di lavarsi le mani di frequenti, e gli alunni si recano a scuola a giorni alterni in modo che le aule siano piene solo a metà e che ogni alunno disponga di un proprio banco e sia a distanza di sicurezza rispetto agli altri. Sono state chiuse mense e refettori, ogni studente mangia seduto al proprio banco in silenzio, a distanza dagli altri. Sono state introdotte regole anche abbastanza particolari, come il divieto di canto in quanto l’attività, secondo le autorità sanitarie, potrebbe favorire la diffusione del virus. L’attività fisica è fatta a piccoli gruppi all’interno dei quali ogni persona è tenuto a mantenersi a distanza di 1,5 metri dalle altre.

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