In Toscana può davvero vincere la destra?

(foto: Susanna Ceccardi/Twitter)

Dal treno che entra nella stazione di Pisa Centrale già si intravedono i manifesti elettorali. Grandi, campeggiano sulle insegne, davanti le prime case della città. “Toscana, ci siamo”. Lo slogan è quello di Susanna Ceccardi(Lega), una dei due principali candidati alle prossime elezioni regionali del 20 e 21 settembre. La regione, infatti, è una delle sette che dovrà rinnovare il presidente e la giunta. Con una particolarità: in quello che è sempre meno un fortino rosso, secondo gli ultimi sondaggi, la partita con il principale avversario Eugenio Giani (Partito democratico) è un testa a testa. Come aveva fatto in Emilia-Romagna, la Lega ha deciso di schierare anche questa volta una donna. Giovanissima, Ceccardi ha 33 anni, quasi la metà dell’età del suo avversario.

Effetto Cascina

Nel territorio pisano la candidata leghista è molto forte. Siamo, di fatto, dove il terremoto politico è iniziato, nel 2016. Ovvero a Cascina, pochi chilometri dalla città con la torre pendente. Qui Ceccardi è stata eletta prima cittadina conquistando il 28,4% dei voti al primo turno e il 50,3% al ballottaggio. Prima sindaca leghista in Toscana. “Lei però ha sempre voluto farsi chiamare sindaco”, ci dice Federico, 30 anni. Fa l’insegnante, vive a Pisa ed è molto critico su cosa sta accadendo in zona. In poco tempo, ci racconta, Ceccardi – fortemente sostenuta da Matteo Salviniè salita all’onore delle cronache per aver, in ordine sparso, deciso di opporsi alla costruzione di una moschea, rifiutato di celebrare le unioni civili previste per legge, battibeccato con movimenti femministi, rimosso i vertici del teatro cittadino, dato asilo alle Sentinelle in piedi, definito Imagine di John Lenon “marxista”.

Dalla sua elezione, il clima a Pisa e dintorni è decisamente cambiato. “Il dato di fatto è che la sinistra, seppur resti forte in regione, ha perso terreno nel tempo e in questi ultimi anni”, continua Federico. Pensare che è dal 1970 che il centrosinistra guida la Toscana senza interruzioni, con varie coalizioni. Prima il Pci-Psi, poi il Pds, fino al Pd. Ma i numeri del consenso hanno pian piano perso il loro ardire. Enrico Rossi ha vinto prima nel 2010 con circa il 60 per cento e nel 2015 superando di 30 punti la destra. Paradossalmente nel 2015, Ceccardi, che oggi siede anche al Parlamento europeo, era stata la prima dei non eletti nonostante le 4.401 preferenze personali. Nel mentre, in soli cinque anni, oltre Pisa, altri cinque capoluoghi sono passati al centrodestra: Arezzo, Siena, Grosseto, Pistoia e Massa.

Secondo alcuni cittadini quello della leghista è un grande show, soprattutto sui social. In effetti diversi problemi concreti della città sembrano restare. Giacomo, 40 anni, vive appena fuori Cascina, ma lavora a Pisa. “Negli ultimi anni è peggiorato il servizio di smaltimento rifiuti – ci racconta – Non c’è una gestione efficiente nonostante le autorità siano state avvertite. Prima della Ceccardi non era così”. Non è forse un caso se nel programma della candidata alla regione nel capitolo due, punto 5 si parla di “Rifiuti: una sfida da vincere”.

Ma quella di parlare senza toccare il concreto è una sensazione condivisa anche a Pisa: “da quando è stato eletto Michele Conti (sindaco della Lega, ndr), nel 2018, non è stato fatto nulla di sostanziale”, prosegue Federico. Anzi, qualcosa sì: “C’è stata un’ordinanza anti-bivacco per smantellare la movida studentesca pisana”. L’ordinanza in questione, fra l’altro ripristinata ad agosto, prevedeva in un primo momento anche l’intervento di idropulitrici sulle persone per impedire la sosta a terra dei ragazzi nei luoghi più affollati pisani, come Piazza dei Cavalieri o Piazza delle Vettovaglie.

Camminando per la città si ha la sensazione di vuoto, non solo per il Covid. “Pisa è diventata difficile da vivere per i pisani, per i turisti impossibile. Non è più accogliente e la sicurezza è rimasta tale e quale a prima. La retorica del comune è vuota, si basa sul fatto che tutto sta andando male e che questo sia automaticamente colpa della sinistra. Governano con la paura“. Passeggiando, Federico ci mostra i manifesti dell’ultimo progetto leghista: il ciclopista del trammino, ovvero la ciclabile che collega la città al mare. “Di fatto, era un progetto del centro-sinistra, la Lega l’ha realizzato ma senza alcuni interventi, come punti ristoro o illuminazione. Si sono occupati solo di comunicarlo. Basta vedere lo stile dei manifesti per capire dove stiamo andando“.

(foto: Alessio Foderi)

Pisa-Firenze

Per arrivare nel capoluogo di regione da Pisa ci vuole circa un’ora col treno regionale. Prima esisteva addirittura un treno che collegava la stazione di Santa Maria Novella direttamente all’aeroporto Galileo Galilei. Quando è stato introdotto il Pisa Mover – una tranvia che dalla stazione di Pisa porta all’aeroporto – il collegamento in questione è stato sospeso. “Un errore madornale della sinistra che ha curato il progetto”, commenta Federico che ci lascia alla stazione.

Ma una delle questioni più dibattute nella campagna elettorale è l’aeroporto. Non quello pisano, già principale snodo della regione, ma quello fiorentino che è ancora in attesa di un ampliamento con nuova pista. “La sinistra parla degli stessi temi di cui parlava 30 anni fa. Non a caso è uscito un volantino di Giani del 1989 sulla pista dell’aeroporto di Firenze e oggi siamo al medesimo punto” ci racconta a Firenze Ruggiero Manfredi, coordinatore Lega giovani della città.

La questione divide internamente anche la coalizione di Giani. Lo scontro è soprattutto con Sinistra Civica Ecologista che è contraria all’ampliamento dell’aeroporto, mentre il candidato si è detto favorevole. La lista, in realtà, sarebbe quasi determinante per la vittoria del centro-sinistra. Le divisioni, tuttavia, ci sono anche a destra, dove partiti come Fratelli d’Italia e Forza Italia avevano espresso non poche perplessità sul nome di Ceccardi. Questo anche perché in alcune zone, come ad esempio la costa della Versilia, questi partiti hanno più consensi rispetto alla Lega.

Susanna è la persona giusta”, insiste Ruggiero. “Questa è la volta in cui possiamo vincere davvero. In giro, per strada, le persone dicono che hanno sempre votato a sinistra, ma da adesso in poi voteranno Lega perché la vedono più vicino ai più deboli, sposano le nostre battaglie”, spiega. Rispetto a quanto si possa immaginare, poi, Firenze è una delle prime cinque province industriali del paese, in cui la manifattura pesa più del turismo. Oggi, anche in una roccaforte rossa, amministrata ancora dalla sinistra con il sindaco Dario Nardella, il clima sembra diverso. Si sente l’urgenza della ripartenza: Irpet, l’ente di ricerca regionale, ha riportato che nei primi 4 mesi di quest’anno, la Toscana ha visto calo di produzione industriale di oltre il 21 percento.

Firenze, poi, è anche la città di Giani, un candidato sicuramente low profile. 61 anni, avvocato, ha iniziato la sua carriera politica negli anni Novanta fra le fila del Psi. Nel 2010 è stato eletto per la prima volta al Consiglio regionale, che presiede dal 2015. Da sempre vicino alla corrente renziana, il suo nome – arrivato peraltro senza primarie – non ha compattato tutti: molti nella coalizione lo ritengono anonimo e spingevano per un’alleanza con il movimento 5 stelle, la cui candidata è Irene Galletti. Lui stesso si è definito poco carismatico e ha dichiarato di non avere spin doctor o società di marketing politico alle spalle per gestire la sua campagna elettorale.


La gente è stufa di questo tipo di politica. Quando sono entrato nella Lega giovani nel 2017 eravamo pochissimi, oggi siamo davvero tanti. Quando si fanno gli eventi non c’è mai posto, ancor prima del Covid”, prosegue Ruggiero. “Oggi anche a Firenze c’è minor timore nell’avvicinarsi a un movimento di destra. Ricordo che al liceo ero l’unico della classe che si esponeva in mezzo a tutti studenti di sinistra. Ora le cose son cambiate”, ci dice, molto ottimista verso per la conquista leghista della regione.

Firenze-Siena

Se legalità, sicurezza, contrasto al degrado sono in cima al programma di Ceccardi, la “Toscana diffusa” è invece la priorità di Giani, ovvero una regione che non conosca centro e periferie, non vada cioè a due velocità. Viaggiando in treno verso sud, da Firenze a Siena, la percezione della differenza c’è. La parte meridionale della regione a vocazione essenzialmente agricola e turistica presenta molte meno infrastrutture rispetto al nord, così come è minore la presenza impianti industriali. Basti pensare che lo snodo ferroviario senese ha pochissimi binari.

Per questo il progetto di Giani è così importante: mira a uno sviluppo equo dalle città metropolitane ai comuni delle aree interne”, ci spiega Nico Bartalini, giovanissimo consigliere comunale di Torrita di Siena – un piccolo paesino di provincia di circa 7mila abitanti – e militante del Partito Democratico. “Nel programma di Giani si fa attenzione all’inclusione dai più deboli al welfare familiare fino al potenziamento della sanità, che in Toscana è eccellente, a differenza delle regioni amministrate dalla Lega”.


Da quando Luigi De Mossi è diventato sindaco del capoluogo di provincia le cose sono iniziate a cambiare. “Il sindaco è leghista ed espressione di una lista di centro-destra”, ci spiega Nico. “Col suo arrivo si è creata una frattura con tutte le realtà intorno. Siena è così isolata dal resto dei territori, che sono di fatto il motore della provincia”. Il giovane consigliere sostiene poi che “Siena sta vivendo un totale immobilismo: non c’è stato nessun passo avanti da quando si è insediata la nuova giunta”.


Ma la fotografia di una Toscana rossa nell’Italia giallo-verde post 4 marzo 2018 non va data per scontata: “La partita è del tutto aperta. Sono fiducioso sulla vittoria di Giani e del centro-sinistra. Ma in questo territorio è come stare in una bolla, si da quasi per scontato che ce la faremo, ma non bisogna farlo”. La difficoltà più grande, forse, è proprio quella di uscire dalle bolle – online e offline – e arrivare agli elettori. “Il centro-destra parla alla pancia, ha tematiche più facili da comprendere, ma dietro non c’è nessuna sostanza”. Basta però fare un giro in rete per vedere che c’è chi la pensa diversamente e si dice contento di un cambiamento. O meglio vuole “una liberazione dalla sinistra” (che è propio uno degli slogan leghisti della campagna: “liberare la Toscana”).

Dalle colline Chianti alla Maremma coloro che lavorano nell’agricoltura si sono sentiti spesso abbandonati. In provincia di Grosseto – che pure è passata a destra con il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna – molti comuni sono stati conquistati dalla Lega durante le ultime tornate elettorali. “Non ci sono politiche agricole solide da trent’anni”, si legge fra la foga di qualche commento online dopo la visita di Ceccardi a Orbetello. Giani, da parte sua, su Twitter fa sapere che “l’agricoltura è strategica non solo per il lavoro ma anche per la sostenibilità ambientale. La sosterremo in ogni modo”. Ceccardi aveva invece detto: “Da presidente della Toscana tornerò più volte per rilanciare questo magnifico territorio che ha bisogno di sviluppo e attenzione”.

Insomma, due candidati diversi, una regione spaccata e una vittoria che si giocherà sul filo del rasoio. Secondo i sondaggi pubblicati a inizio settembre la distanza fra i due è veramente minima. Secondo Ipsos la candidata della Lega è al 41,5 per cento e Giani al 42,6, mentre Winpool-Cise sottolinea il vantaggio della sinistra di solo mezzo punto percentuale. In ogni caso, il ballottaggio sembra allontanarsi, visto che entrambi molto probabilmente supereranno il 40 per cento. La Toscana, infatti, è l’unica regione a prevedere un doppio turno nel caso in cui non si raggiunga questa soglia fra i due più votati. “Vincerò per cambiare la Toscana”, aveva detto Ceccardi all’inizio della campagna elettorale. Ma, forse, a ben vedere, la Toscana è già cambiata.

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