Putin ha deciso che la Russia aiuterà la Bielorussia del dittatore Lukashenko

(foto: Mikhail Svetlov/Getty Images)

Per il suo primo viaggio ufficiale fuori dal paese dopo un mese di proteste, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha scelto la Russia per poter incontrare il 14 settembre a Sochi il suo omologo Vladimir Putin. Un lungo colloquio durato oltre quattro ore – definito da un portavoce del Cremlino “costruttivo, lungo e sostanziale nei contenuti” – in cui si è discusso prevalentemente della situazione in Bielorussia. La visita si è conclusa con la promessa di Putin di concedere a Lukashenko un prestito dal valore di 1,5 miliardi di dollari per rilanciare e sanare l’economia del paese. Si è discusso anche della proposta di riforma costituzionale in Bielorussia avanzata dal dittatore: proposta che piace molto a Putin, ma che è stata fortemente criticata dall’opposizione e dai manifestanti bielorussi in quanto, scrive il Guardian, è considerata “un’inutile vetrina priva di una sostanza reale”. A confermare questa valutazione ci sono, infatti, le parole di Lukashenko che ha spiegato che non ha nessuna intenzione di lasciare la propria carica e rinunciare al potere.

Quali sono i piani di Putin per la Bielorussia?

L’incontro di Sochi è stato molto importante per entrambi i leader. Lukashenko ha voluto mostrare ai suoi oppositori politici di avere dalla sua parte un potente alleato, non solo dal punto di vista economico ma anche militare visto che Putin ha già predisposto, al confine tra i due stati, una riserva di forze dell’ordine pronte a intervenire nel caso in cui le manifestazioni diventino meno gestibili. Il presidente russo, invece, vuole approfittare della situazione di incertezza della Bielorussia per poter far valere gli accordi siglati nel 1997 secondo i quali tra i due paesi vige un’unione fiscale, politica ed economica. Fino a questo momento il peso di questi trattati è stato debole e trascurabile, ma con un prestito importante dal valore di 1,5 miliardi di dollari gli equilibri potrebbero cambiare e il potere di Mosca sul paese governato da Lukashenko sarebbe ancora maggiore. Per alcuni commentatori, Putin punterebbe a una sorta di annessione de facto della Bielorussia: formalmente i due stati sarebbero separati, ma Minsk sarebbe controllata dal governo russo.

Sicuramente la concessione del prestito avrà un costo per Lukashenko, anche se è ancora troppo presto per capire quale sia. Per i manifestanti e l’opposizione bielorussa il dittatore durante l’incontro con Vladimir Putin avrebbe svenduto il paese. La leader ed ex candidata alla presidenza Svetlana Tikhanovskaya ha dichiarato dalla Lituania, dove è costretta all’esilio, che “qualsiasi accordo siglato a Sochi non avrà valore legale perché il popolo bielorusso ha ritirato la fiducia e il sostegno a Lukashenko alle elezioni. Mi dispiace che Putin abbia deciso di dialogare con un usurpatore e non con il popolo bielorusso”.

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