Chi è Yoshihide Suga, il prossimo nuovo primo ministro del Giappone

(foto: Nicolas Datiche/Pool/Getty Images)

I liberaldemocratici giapponesi del partito del premier giapponese dimissionario Shinzo Abe hanno scelto come nuovo primo ministro Yoshihide Suga. Benché agli inizi non fosse stato dato come favorito da tutti, Suga è riuscito a conquistare 377 voti su 534, staccando di netto i suoi sfidanti: l’ex ministro degli esteri Fumio Kishida (89 voti) e Shigeru Ishiba, ex ministro della Difesa (68 voti). La nomina – che verrà formalizzata solo nei prossimi giorni – rappresenta un grande fattore di continuità con il governo Abe, perché Suga è stato a lungo il braccio destro dell’ex premier: prima occupando la carica di ministro degli Affari interni e comunicazioni, poi – per 8 anni – quella di segretario del governo, un ruolo in cui non solo coordinava l’attività degli altri ministeri, ma spesso fungeva anche da portavoce dell’esecutivo. Secondo Daniel M. Smith, docente di politica comparata ad Harvard, però Suga è anche un elemento di rottura rispetto al passato: “Al contrario di Abe non proviene da una famiglia privilegiata come molti politici dei liberaldemocratici e non ha mai fatto dichiarazioni o assunto posizioni che lo identifichino come un nazionalista di destra.

Chi è Yoshihide Suga?

Il nuovo primo ministro nipponico ha 71 anni ed è figlio di un coltivatore di fragole di Akita, prefettura rurale del nord del Giappone, e di una maestra. Origini che non ha mancato di sottolineare e ricordare anche nel discorso di ringraziamento di fronte ai delegati del partito: “Sono partito da zero” – ha detto – “e nonostante questo background, sono stato in grado di diventare il leader del Partito liberaldemocratico, con tutta la sua storia e tradizione. Dedicherò tutto me stesso al Giappone e al popolo giapponese”.

La sua carriera all’interno del partito è iniziata nel 1996, ma Suga ha assunto il primo incarico governativo circa 10 anni dopo per diventare poi, come detto, una delle figure principali del governo di Abe. Con questo passaggio di testimone – secondo alcuni esperti quasi un momento obbligato, facilitato dalla malattia di un ex primo ministro che da tempo non godeva più di un ampio consenso nel suo partito – il politico si ritroverà ad affrontare alcuni questioni cruciali come il rilancio dell’economia post-epidemia di coronavirus e l’organizzazione delle Olimpiadi per l’anno prossimo, un evento su cui Abe aveva puntato tantissimo.

Il Giappone, nonostante sia la terza economia del mondo e abbia un basso tasso di disoccupazione, ha una crescita del Pil molto bassa e un grande debito pubblico. Senza contare che le liberalizzazioni e le concessioni di credito per rilanciare i consumi, soprattutto quelle per rilanciare i consumi dopo lo tsunami del 2011, non hanno avuto gli effetti sperati. A questo si aggiungono anche altri problemi che il governo di Abe non è mai riuscito ad affrontare in maniera sistematica come il basso tasso di natalità, il conseguente invecchiamento della popolazione e la mancanza di parità di genere in ambito lavorativo e sociale.

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