Le vacanze all’estero quest’anno si potevano proprio evitare

Spiagge TripAdvisor evidenza

Neanche il tempo di arrivare al fatidico dato nazionale dei contagi zero, che già i numeri sono tornati a gonfiarsi e lo spettro di nuovi lockdown si affaccia sulle nostre vite. La situazione questa volta è critica soprattutto all’estero, con paesi come Francia e Spagna che registrano migliaia di infetti ogni giorno. Ma anche in Italia il trend al ribasso in corso da un paio di mesi ha subito una netta inversione e oggi ci ritroviamo con numeri simili a quelli di maggio.

Tra i vari problemi, c’è quello dei contagi di ritorno, persone che dopo una vacanza all’estero rientrano al loro domicilio italiano e risultano positive. In questi giorni se ne sono lette tante, storie che hanno coinvolto soprattutto ragazzi, ma non solo. I focolai a Pag, in Croazia, ma anche nelle isole greche, o in Spagna, cui sono caduti vittima in termini di contagi diversi nostri connazionali in villeggiatura. La situazione è abbastanza critica e questo ha già portato alcuni governatori nostrani a lavorare su ordinanze volte a mettere una pezza alla nuova propagazione transnazionale del virus. In Puglia il presidente Michele Emiliano sta per predisporre l’obbligo di isolamento di 14 giorni per chi rientra da Grecia, Malta e Spagna. Alla stessa disposizione sta lavorando il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che ha aggiunto alla lista anche la Croazia. Campania e Sicilia vogliono invece imporre tamponi e test sierologici per chi rientra dall’estero, mentre anche il governo nazionale sta ragionando su come gestire il problema dei contagi di ritorno.

Che durante una delle peggiori pandemie che si ricordino in migliaia si siano riversati all’estero perché non disposti ad alcun sacrificio in termini di qualità del mare, spirito esotico, e via dicendo, fa riflettere. Se ne potrebbe fare un discorso nazionalpopolare, focalizzandosi sul fatto che l’Italia è in rovina, la depressione economica ha messo in ginocchio più o meno tutti i commercianti e almeno per questa volta fare le ferie nel Belpaese poteva essere un gesto di solidarietà e sostegno nei confronti dei propri connazionali tartassati dalla crisi. Ma il problema non è tanto questo. Mentre si cerca di sconfiggere un virus fuori controllo, isolando i nuovi focolai e costruendo barriere immaginarie alla sua propagazione, l’ultima cosa di cui si aveva necessità era un flusso transnazionale di persone mosse unicamente dal bisogno di fare le vacanze perfette e senza compromessi proprio in uno dei momenti più apocalittici delle loro vite. Trottole impazzite, vettori di contagio, che con i loro spostamenti stanno dando una dimensione internazionale a focolai microlocali. 

Certo, questo non vuol dire che se tutti gli italiani fossero rimasti in Italia, tutti gli spagnoli in Spagna, e via dicendo, oggi la pandemia sarebbe stata un lontano ricordo. No, i contagi sarebbero probabilmente gli stessi, ma il controllo e il monitoraggio su di essi risulterebbe più semplice, vista la loro portata locale o, nella peggiore delle ipotesi, nazionale. Il problema vero nasce quando tutto assume un carattere internazionale, come sta avvenendo ora a causa, soprattutto, dei villeggianti senza scrupoli.

Nel fare un discorso di questo tipo non va certamente sottovalutato il tema dei costi. I litorali italiani sono in molti casi inaccessibili a livello di prezzi in questa pazza estate 2020, un pernottamento nelle migliori spiagge italiane vale oggi una vacanza alle Seychelles e anche alcune coste che non spiccano per la loro bellezza d’improvviso si sono trasformate in mete di lusso. I voli a poche decine di euro per la Baleari, i low cost per le isole greche, diventano allora una proposta allettante, ma bisognerebbe anche interrogarsi sul perché viaggi di questo tipo in piena alta stagione vengano regalati, mettendo da parte giusto per un anno la propria voglia di snorkeling nel mare più trasparente d’Europa e accontentandosi per questa volta del casale ristrutturato tra i girasoli marchigiani. Buttalo via.

Avere tutto, subito, non è la migliore delle filosofie vacanziere nell’estate 2020. Basta avere qualcosa, senza che esso appartenga al top di gamma, in attesa che tempi migliori permettano di tornare a girare il mondo senza i problemi sanitari del caso. Chi oggi parte direzione focolaio estero e si giustifica dicendo che la Costa Smeralda quest’anno ha prezzi fuori di testa, dovrebbe capire che se per una volta il tuffo lo fa a Termoli e si perde per qualche giorno tra le meraviglie nascoste e i gusti del Molise, o tra le cime friulane e la degustazione di prosciutti di San Daniele, non è la fine del mondo. Quest’ultima, semmai, è possibile con un’altra, seconda violenta ondata di contagi.

The post Le vacanze all’estero quest’anno si potevano proprio evitare appeared first on Wired.