La senatrice californiana Kamala Harris è la candidata alla vicepresidenza di Joe Biden

Il candidato alla presidenza degli Stati Uniti per il Partito democratico Joe Biden ha scelto come sua vice la senatrice californiana Kamala Harris. Biden aveva anticipato da tempo che la sua scelta sarebbe ricaduta su una donna e, visto quanto la questione razziale è predominante nell’agenda pubblica americana, molti presumevano non bianca. Previsioni rispettate in una decisione storica: Harris è la prima donna nera e di origine asiatica (la madre era indiana) candidata alla vicepresidenza. È la terza donna a correre per questo incarico nella storia e, in caso di vittoria di Biden, sarà la prima a essere titolare di quest’ufficio.

L’ex vicepresidente Biden, presentando su Twitter la sua scelta, ha descritto la senatrice californiana come “una combattente coraggiosa per i più deboli, e una dei migliori servitori pubblici del paese” e ha ricordato anche il periodo in cui Harris, in veste di procuratore generale della California, ha lavorato a stretto contatto con Beau Biden, figlio del candidato ed ex procuratore del Delaware, morto a causa di un tumore nel 2015.

La notizia è stata commentata anche da Donald Trump e dal suo comitato elettorale, che ha diffuso comunicati stampa e alcuni video in cui, oltre a ricordare alcuni dissidi nati in passato tra Biden e Harris durante le ultime primarie democratiche, la candidatura viene presentata come “una mossa che metterà la nostra nazione nelle mani di teppisti radicali”. Come da tradizione trumpiana, le è stato già assegnato un nomignolo: Phony Kamala.

Chi è Kamala Harris

Kamala Harris, 55 anni, è nata a Oakland, in California, da madre indiana e da padre giamaicano, entrambi emigrati negli Stati Uniti negli anni ’70 ed entrambi studiosi (la madre endocrinologa, il padre economista).Per via delle sue origini preferisce definirsi semplicemente americana e non afroamericana. Ha studiato a Washington – in un’università a prevalenza nera – Scienze politiche ed Economia e poi ha ottenuto il dottorato in Legge in California, dove ha iniziato la carriera forense. Nel 2003 è stata eletta procuratore distrettuale di San Francisco, prima persona non bianca a ottenere questo incarico. In quegli anni, dopo una campagna elettorale molto efficace e apprezzata dai democratici locali, si è fatta notare dal gotha del Partito democratico, ma anche di diventare, per ben due volte, procuratore generale della California.

La carriera politica (almeno in senso stretto, perché quella di procuratore è una carica elettiva, quindi Harris è molto esperta nel condurre campagne elettorali) è iniziata nel 2016 con la candidatura al Senato e ha conquistato un seggio con una vittoria molto ampia. A Washington Harris è stata membro del Comitato giustizia del Senato: ha condotto anche audizioni di una certa rilevanza come quelle al ceo di Facebook Mark Zuckerberg o il giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh. L’ultimo passo, prima della scelta di Joe Biden, è stato quello di candidarsi alla primarie del Partito democratico per il 2020: nonostante agli inizi sia stata data tra i favoriti, vista anche la sua popolarità tra gli elettori, la sua campagna elettorale è durata molto poco: ha abbandonato la corsa all’inizio di dicembre.

Detrattori e sostenitori

Kamala Harris è una figura politica molto carismatica e soprattutto molto popolare e apprezzata dall’elettorato per le sue battaglie sulle violenze della polizia e le disparità sociali. Si è mostrata molto progressista anche sulla pena di morte o il matrimonio gay, pur non avendo fatto della cosiddetta identity politics la sua bandiera o il suo faro. Come sintetizza il New York Times, tra le principali proposte politiche di Harris ci sono: stop alla carcerazione di massa – che colpisce soprattutto afro e latino americani – fine del sistema delle cauzioni e della pena di morte, estensione della copertura sanitaria (un tema che l’ha portata allo scontro frontale con Bernie Sanders e il Medicare for All durante le primarie, dato che Harris ha criticato questo modello, proponendone uno a metà tra l’attuale e quello universale immaginato dal senatore del Vermont), taglio delle tasse per la classe media ma aumento di quelle alle imprese e maggiori controlli sulle armi.

Il problema è, però, superare le diffidenze all’interno del proprio partito. La corrente più radicale dei democratici le ha affibbiato il nomignolo di poliziotta, visto il suo passato da procuratrice, e le ha rimproverato di non aver appoggiato – o addirittura ostacolato – riforme riguardanti i distretti di polizia o le pene per lo spaccio di droga. Accuse per cui si è dovuta difendere durante le primarie del partito, e che sicuramente le hanno portato perdite in termini di consensi fra i gruppi di elettori più a sinistra. I suoi detrattori le imputano di essere opportunista e di cambiare spesso opinione o di non assumere una posizione definitiva su argomenti cruciali.

Al di là della critiche, Kamala Harris è una politica molto abile soprattutto dal punto vista dialettico – l’ha dimostrato, tra l’altro, nelle audizioni del Senato sul Russiagate, che l’hanno resa una specie di celebrità – e copre i punti deboli di Joe Biden in quanto ha 55 anni, è donna e originaria di gruppi etnici minoritari. Inoltre ha ampia esperienza, in caso dovesse sostituire il presidente (se dovesse vincere, Biden entrerà in carica a 78 anni) e una figura pubblica abituata al confronto coi media. Il candidato alla vicepresidenza serve anzitutto a definire meglio il profilo del futuro presidente: per questo Kamala Harris è la scelta più sicura, ma anche la più coraggiosa.

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