A che punto sono le proteste in Bielorussia

(foto: Valery Sharifulin/Tass/Getty Images)

Vanno avanti dal 9 luglio le proteste in Bielorussia che stanno portando in piazza, soprattutto nella capitale Minsk, migliaia di manifestanti che denunciano brogli che sarebbero occorsi alle ultime elezioni – il presidente Aleksandr Lukashenko ha vinto, per la sesta volta consecutiva, con l’80% dei consensi – e chiedono il ripristino della vecchia costituzione e un nuovo appuntamento alle urne organizzato secondo principi più democratici. Nonostante le manifestazioni siano assolutamente pacifiche, Lukashenko sta puntando sulla forza per reprimere il dissenso manifestato dai cittadini: gli scontri con la polizia sono in aumento e in soli tre giorni ci sono stati circa 6mila arresti e due morti. Questi dati sono stati diffusi dal ministro dell’Interno bielorusso, che ha motivato anche le cause che hanno portato ai due decessi: nel primo caso un uomo è morto mentre stava cercando di lanciare un ordigno esplosivo alla polizia; nel secondo, invece, un 25enne avrebbe accusato un malore improvviso mentre si trovava in carcere per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata. Quest’ultima spiegazione è stata prontamente smentita dalla madre della vittima che, invece, ha spiegato che il figlio è stato fermato dalle forze dell’ordine mentre stava raggiungendo casa della fidanzata.

La maggior parte degli arresti, come denunciato dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet, sarebbe arbitraria e coinvolgerebbe anche numerosi minorenni. “C’è una chiara violazione degli standard internazionali dei diritti umani e ci arrivano numerose notizie di maltrattamenti durante e dopo la detenzione”, ha spiegato l’ex presidentessa del Cile. Chi prende tempo è invece l’Unione Europea che il 14 agosto dovrebbe riunire tutti i ministri degli Esteri e decidere se imporre o meno sanzioni.

La strategia del presidente Lukashenko

Il presidente bielorusso ha descritto, durante una riunione di gabinetto trasmessa dalle tv del paese, i manifestanti come “persone dal passato criminale e attualmente disoccupate”. Un messaggio ribadito anche sugli altri media controllati dal governo. Su internet invece prosperano canali di informazione antigovernativa, che ogni giorno hanno sempre più contatti. Lukashenko – anche per questo motivo – ha tuttavia deciso di impedire la navigazione online per tre giorni, ripristinandola solo nelle ultime ore. Le notizie arrivate all’esterno della Bielorussia e diffuse sui social network provengono da blogger o attivisti che sono riusciti a bypassare il blocco o utilizzare connessioni Vpn. Tra queste ci sono anche video di poliziotti che sparano ad altezza d’uomo con proiettili di plastica o quelli che ritraggono i manifestanti picchiati violentemente con i manganelli.

La leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, è riuscita a scappare in Lituania, dopo essere stata arrestata e costretta a registrare un videomessaggio in cui chiede ai bielorussi di “obbedire alla legge” e di non partecipare più alle manifestazioni.

Eppure le proteste non si fermano. Soprattutto a Minsk, come si diceva: qui il 12 agosto più di un centinaio di donne, vestite di bianco e con i fiori in mano, hanno creato una catena umana per protestare contro la violenza della polizia. Il corteo si è sciolto in poche ore, impedendo alle forze dell’ordine di intervenire.

 

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