L’Antitrust ha sanzionato Sixthcontinent: la piattaforma dovrà pagare 4 milioni di euro

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Quattro milioni di euro di sanzione per condotte “palesemente scorrette”, “ingannevoli e aggressive” nei confronti degli utenti. L’Antitrust ha usato la mano pesante nei confronti della piattaforma attiva nella vendita online Sixthcontinent, oggetto di un procedimento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) con l’accusa di aver violato il codice del consumo per la gestione degli account e delle shopping card vendute online. Nel corso dell’istruttoria svolta dall’authority dalla relatrice Gabriella Muscolo “è emerso come Sixthcontinent prospettasse, in modo ingannevole, la convenienza economica dell’adesione alla community e dell’acquisto delle varie shopping card proposte sulla piattaforma” e  sono “emerse diverse condotte di carattere aggressivo, adottate unilateralmente a danno di numerosi consumatori aderenti”.

Il provvedimento dell’autorità è datato 4 agosto e la multa – molto vicina al massimale da 5 milioni – potrà essere saldata entro trenta giorni. Dalla lettura delle oltre 70 pagine di risultante si evince che le prime segnalazioni, “oltre 900” , sono arrivate sul tavolo dell’Antitrust già a luglio 2018 da 1.270 consumatori.

Per l’authority, si legge nelle valutazioni, “tutte le azioni poste in essere da Sixthcontinent, a partire dalla fine del 2019 ad oggi, sono riconducibili a una strategia unitaria volta ad attrarre il maggior numero possibile di consumatori, farli entrare nella community, persuadendoli a investire ingenti somme di denaro nell’acquisto delle shopping card brandizzate e delle numerose Sxc Card offerte in vendita, ingenerando negli stessi l’erroneo convincimento che tali card fossero in grado di incrementare il proprio valore e aumentare significativamente il potere di acquisto”.

La società avrebbe poi perpetrato “una serie di iniziative che hanno determinato prima la sostanziale impossibilità per gli utenti di fruire dei significativi importi impiegati nella community e, poi, il loro mancato rimborso” attraverso pratiche come “il blocco/sospensione degli account, la ritardata o mancata attivazione delle Shopping Card, gli ostacoli all’utilizzo delle Sxc card, la significativa riduzione del valore dei Crediti utilizzabili” .

Lo spot delle Iene con i “presunti benefici”

Sotto il faro dell’Antitrust sono finiti i claim pubblicitari utilizzati da Sixthcontinent sia sui social network che in tv, amplificati dallo spot realizzato con i conduttori delle Iene (con Andrea Agresti e Matteo Viviani in prima fila) che avrebbe attratto “moltissimi consumatori” pronti a investire “i propri risparmi”.

La pubblicità televisiva, ha scritto infatti l’authority, “pone in suggestiva evidenza, già nella fase del primo contatto del consumatore, i presunti benefici economici della complessa proposta commerciale. Ma “l’asserita convenienza economica del sistema Sixthcontinent non ha trovato riscontro nella realtà dei fatti, in quanto l’aspettativa di realizzare a fine mese il risparmio promesso è stata totalmente disattesa”. E questo perché, secondo quanto ricostruito dall’Antitrust, “i consumatori che si erano registrati sulla piattaforma e avevano aderito alle offerte di acquisto, nell’erroneo convincimento di aumentare il loro potere di acquisto, si sono trovati nella condizione di non poter utilizzare i prodotti acquistati e anzi di dover continuamente immettere nuove risorse per non perdere le utilità maturata”.

La pratica commerciale è quindi ritenuta “scorretta, connotata da numerosi profili di ingannevolezza e di aggressività, in quanto in grado di attrarre decettivamente i consumatori ad aderire alla community e poi di limitare considerevolmente, in modo unilaterale e cogente nonché mediante indebito condizionamento, la libertà di scelta e di comportamento degli utenti”, ha attaccato l’autorità guidata da Roberto Rustichelli.

Sixthcontinent ricorrerà al Tar

Dalle parti di Sixthcontinent ci si aspettava un giudizio negativo da parte dell’Antitrust, come aveva ventilava – nell’intervista a Wired di fine luglio – il fondatore della scaleup Fabrizio Politi. Dopo la pubblicazione del dispositivo Sixthcontinent ha annunciato ricorso al Tar: “Saranno necessari circa 3-4 anni di tempo, ma abbiamo la sicurezza di aver sempre operato nell’interesse dei consumatori e nel rispetto delle norme”, ha spiegato in una nota nella quale dice di “aver sempre agito nel pieno rispetto della legge”.

Piuttosto, ha spiegato Sixthcontinent ribadendo la sua linea difensiva, “la decisione avversa dell’Autorità nasce da una truffa compiuta da alcuni utenti organizzati tra loro, già denunciati alla procura della Repubblica di Milano. Molti di questi utenti, non casualmente, sono gli stessi che hanno fatto partire l’esposto dell’Agcm”. Le decisioni assunte “il primo gennaio 2020 e che oggi vengono contestate sono state una legittima difesa proporzionata rispetto alla gravità delle condotte subite e all’entità del relativo danno, presa a salvaguardia dell’azienda e di oltre 2 milioni di utenti estranei”.

Pochi giorni fa, prima che fosse nota la decisione dell’authority, Sixthcontinent ha annunciato di aver aperto un nuovo fronte di scontro con l’autorità, incaricando un team di legali per presentare alla “Commissione europea una denuncia perché «accenda un faro» sulla correttezza dell’operato dell’Agcm”. Secondo la società, “nel procedimento istruttorio si sono verificate anomalie tali da mettere in dubbio la correttezza e l’imparzialità degli uffici inquirenti” (ovvero la stessa Antitrust in questo caso) alla luce dei “numerosi atti coperti dal più rigoroso segreto istruttorio che sono diventati di dominio pubblico”. 

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