Un’informazione per il senatore Salvini: “l’eterofobia” non esiste

(foto: MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Per Matteo Salvini, ex ministro dell’Interno e leader del primo partito italiano in termini di consensi nei sondaggi, esiste qualcosa che risponde al nome di eterofobia. Lo ha rivelato nella giornata di ieri, quando parlando a proposito del ddl Zan contro l’omotransfobia, il Capitano ha fatto capire la sua posizione sul tema. “Non c’è il pestaggio più grave rispetto a un altro, a questo punto presentiamo un bel disegno di legge contro l’eterofobia, perché non c’è differenza se vengo preso a schiaffi io o un altro”, ha detto davanti a un microfono.

Il giochino del ribaltamento delle discriminazioni, nella Lega, non è nuovo. In passato, quando davanti all’incremento delle aggressioni contro gli stranieri in Italia si era tornati a parlare con un po’ più di insistenza del problema del razzismo, dal Carroccio non avevano esitato a dire che anche i bianchi italiani subiscono aggressioni dagli immigrati. Razzismo al contrario lo chiamavano, sorvolando su un aspetto centrale della questione: gli immigrati venivano aggrediti in quanto tali, come hanno certificato fior fior di processi; i bianchi italiani no, dato che si trattava della più classica delinquenza comune. D’altronde, il razzismo in una società si applica dall’alto in basso, dalla maggioranza sulla minoranza, elementi che non ritroviamo nel momento in cui un nero aggredisce un bianco in Italia. Discorsi simili vengono fatti quando si parla di femminicidio, con vari tentativi di mettere sullo stesso piano l’uomo che uccide la donna e la donna che uccide l’uomo, dimenticando lo schema patriarcale e le dinamiche di subordinazione di genere su cui è fondata la società in cui ci troviamo.

L’eterofobia dal copyright salviniano, in questo senso, è un nuovo capitolo della storia. Consiste nel prendere un gruppo di persone che vivono un’esistenza di discriminazioni e pregiudizi, riconoscere che effettivamente possano aver subito violenze, ma sottolineare come non vi sia un nesso tra queste ultime e la condizione di queste persone. Come gli omosessuali e i transessuali, anche gli eterosessuali subiscono violenze e aggressioni, no? Un discorso apparentemente giusto, a patto che non si indaghino le cause di questi atti. Si potrebbero citare tanti elementi: il fatto che a oggi sono ancora una settantina i paesi nel mondo in cui l’omosessualità è illegale – con alcuni che prevedono anche la pena di morte; le notizie degli ultimi anni su veri e propri campi di correzione per omosessuali istituiti da questo o quello stato; ma anche le prese di posizione, per dirne una, del presidente della più grande democrazia del mondo, Donald Trump, che dichiarava come non ci sia posto per i transgender nelle forze armate Usa. Basterebbe seguire la logica salviniana, ribaltare il discorso, e cercare nel mondo notizie dello stesso tenore con oggetto però le persone eterosessuali. Non si troverebbe nulla.

La risposta del capitano potrebbe allora essere che lui si riferiva all’Italia, non al resto del pianeta. “L’Italia non discrimina, ci sono già tutte le sanzioni possibili e immaginabili”, ha in effetti dichiarato a margine del suo intervento contro il ddl Zan. Bene: è paradossale che una frase di questo tipo arrivi proprio adesso, nella stessa settimana in cui due ragazzi sono stati aggrediti sul lungomare di Pescara per la sola colpa di tenersi per mano. Un episodio che non è l’eccezione, ma la norma nel nostro paese: sono 138 le storie di omotransfobia raccolte da Arcigay nell’ultimo anno, tra aggressioni fisiche, discriminazioni in famiglia, insulti in luoghi pubblici e via dicendo. Anche qui, si potrebbero perdere mesi a cercare notizie simili di aggressioni di questo tipo nei confronti degli eterosessuali. Se ne troverebbero, ma in quanto vittime di delinquenza, non del pregiudizio. L’eterofobia, insomma, non esiste.

Matteo Salvini con la sua ennesima sparata non sta solo voltando lo sguardo dall’altra parte davanti alle discriminazioni più o meno forti che una persona gay o transessuale in Italia è costretta a sopportare. In realtà, sta irrigando ulteriormente il campo dei pregiudizi, affermando di fatto che tutto questo è solo frutto di un bias ideologico, che tutte le persone subiscono aggressioni, senza distinzioni. L’omotransfobia ridotta a delinquenza comune, l’aggravante discriminatoria tolta di mezzo. Una posizione che non poteva che venire da un maschio bianco, eterosessuale, borghese che eleva a legge comune la sua posizione di privilegio, ignorando come nel mondo di fuori c’è chi se la passa peggio di lui.

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