Lo sconto Iva per i pagamenti con carta è l’unica strada per convincere gli italiani

(foto: Ipa)

Se paghi con la carta ti scontiamo l’Iva: messo in estrema sintesi è questo uno degli obiettivi di Giuseppe Conte, fra i mille fronti aperti in questa estate di coabitazione col virus, per spingere la moneta elettronica e abbassare la soglia dell’uso del contante in Italia, ancora fra le più elevate d’Europa. Per tracciare e stanare l’evasione, quasi in una strategia simile a quella sanitaria. Nel rapporto della Banca d’Italia battezzato proprio L’utilizzo del contante in Italia e pubblicato nel gennaio 2019, basato sui numeri della Bce riferiti al 2016, si leggeva per esempio che nei punti vendita “l’85,9% delle transazioni è stato regolato in contanti”. In termini di volume, si è invece trattato del 68,4% del totale. Siamo sopra di sette punti sulla media europea, considerando una forchetta che spazia dal 92% di Malta al 45% dei Paesi bassi.

Senza contare ovviamente il complesso dei pagamenti, dunque non solo nei punti vendita, che vede come noto nella Scandinavia il paradiso delle transazioni digitali. Secondo il Cashless Society Index Ambrosetti 2019 Danimarca, Svezia e Finlandia sono infatti al vertice con indici superiori a 7 (dove 1 è il minimo e 10 il massimo dell’adozione) seguiti da Paesi bassi, Regno Unito e Belgio. L’Italia sfoggia un valore di 3,68, davanti solo a Ungheria, Croazia, Grecia, Romania e Bulgaria. Ma in tanti, un passato vicini a noi, stanno sprintando: così per esempio Irlanda, Slovenia e lo stesso Belgio. Persino Atene si è data una mossa con diverse restrizioni, rimanendo comunque indietro. Il mondo cambia e se altrove carte, smartphone e sistemi contactless di vario tipo sono la quotidianità, da noi chi pretende di pagare con l’Apple Watch è ancora squadrato come la bestia rara da circo.

Ogni paese ha applicato la sua ricetta, fatta di un insieme di obblighi e incentivi. Solo noi non abbiamo nulla. O meglio, disponiamo ormai da sei anni, dall’epoca del governo dei professori, di una legge che prevede obblighi ma senza sanzioni, il capolavoro assoluto dell’italianità: appena lo scorso dicembre il Movimento 5 stelle celebrava infatti la sua ennesima battaglia di retroguardia, festeggiando l’eliminazione dal decreto fiscale collegato alla manovra (n. 124/2019) delle sanzioni per i commercianti che rifiutino di installare un Pos per i pagamenti con carte. Obbligo virtuale scattato in effetti dal primo luglio scorso. Da quel giorno dunque tutti sarebbero tenuti, non solo i professionisti ma anche artigiani e commercianti, ad accettare pagamenti di questo tipo: solo che senza multe nulla cambierà. Nonostante a quelle categorie sia stato accordato l’ennesimo bonus dell’era contiana: quello sul Pos, che consiste in un credito di imposta del 30% sulle commissioni addebitate per le transazioni tramite quei lettori, solo per imprese sotto i 400mila euro di fatturato.

Dunque non c’è strada che risulti efficace, perché in Parlamento c’è chi difende lo status quo, il traffico di banconote, le pressioni del commercio locale al dettaglio e in definitiva un bel pezzo di economia sommersa. Inutile ovviamente spiegare perché questo atteggiamento uccida il paese e costituisca un diritto negato ai cittadini:  libertà di scelta a parte, carte e altri strumenti spesso non sono gratuiti neanche per i possessori i quali, vedendosi impedito l’uso anche per piccoli scambi, si ritrovano di fatto per le mani degli inutili pezzi di plastica. Il punto è che finora questo costo subito dagli utenti non si è tramutato, almeno non nella percezione, in una perdita secca per i commercianti. Anche se a pensarci bene, amici negozianti, quante commissioni ci coprireste con l’incasso di una transazione persa?

La strada proposta da Conte, giustamente deciso a risvegliare i consumi e a contenere l’evasione fiscale, va in questo senso: “L’ipotesi su cui si può ragionevolmente lavorare delineando un meccanismo efficace e produttivo di effetti è di mettere insieme le due istanze dando una scossa ai consumi attraverso un possibile sgravio dell’Iva a chi ricorre alla moneta elettronica” ha spiegato all’ultimo question time alla Camera: “Si potrebbe cioè ricorrere” – ha detto il presidente del Consiglio – “a un meccanismo incentivante che consente di rilanciare la domanda modernizzando il paese, incentivare i pagamenti digitali e quindi far sì che tutti paghino le tasse e tutti possano pagare meno”. Si tratta probabilmente dell’unica direzione possibile ed efficace alle orecchie degli italiani: spendi meno e risparmi se usi la carta. La speranza è che in questo modo, sapendo di perderci, ogni cittadino diventi in qualche modo un evangelista del digitale, chiedendo a gran voce i pagamenti elettronici anche al bar sotto casa e scegliendo con più accuratezza artigiani, commercianti e professionisti di cui servirsi per le spese più ingenti. Nessuno d’altronde vuole spendere di più perché altri, che pure disporrebbero di sconti sostanziosi (magari anche da rivedere al rialzo) non vogliono fare la loro parte. E anzi, magari intendono coprire col contante le proprie zone d’ombra.

In fondo è quel che da tempo molti chiedono per la fatturazione, anche se per alcuni esperti questa tesi ha molti punti deboli: che tutti possano scaricare una parte dell’Iva per costringere anche l’idraulico a farsi pagare alla luce del sole. Iniziare da un meccanismo simile, sia sotto forma di sconto diretto che come cashback, sarebbe un passo verso una modernità che ormai non è più tale, visto che altrove è la normalità. Speriamo che stavolta Conte non scelga il solito attendismo.

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