Il primato di Amazon nella consegna dei pacchi finisce sotto osservazione

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(Foto: Jason Alden/Bloomberg via Getty Images)

Se servisse un altro dato per confermare il primato di Amazon nell’ecommerce, l’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) ne mette uno nero su bianco nella sua relazione parziale sul giro d’affari legato alla consegna dei pacchi in Italia. Il colosso di Seattle incassa il 59% dei ricavi nel mercato delle consegne che in gergo tecnico si chiamano deferred. Ossia che impiegano 3-5 giorni per arrivare al destinatario. Ed è il secondo operatore nel segmento express (24-48 ore per arrivare a destinazione). Per l’Autorità questi primi risultati indicano che Amazon ha una posizione dominante: “La sua presenza nel settore della consegna dei pacchi ha influenzato significativamente le dinamiche competitive del mercato”.

Il mercato dell’ecommerce

D’altronde la logistica di pacchi e pacchetti dipende sempre più dall’ecommerce, di cui Amazon detiene lo scettro: in quattro anni è passata dal 17% al 59% di quota di mercato nel segmento in Italia. Le stesse Poste Italiane dal 2018 hanno avviato un piano a lungo termine per sganciarsi dalle tradizionali lettere (che calano per volumi e valore) e arrivare al 40% nel campo dell’ecommerce. Al momento, riferisce il rapporto, sono al 36%.

Il giro di affari è in crescita. Stando ai calcoli dell’Agcom, che ha studiato 17 società (tra cui anche Nexive, Dhl, Milkman e Ups) e i loro 300 fornitori, l’anno scorso gli operatori postali in Italia hanno recapitato 625 milioni di pacchi per un fatturato complessivo di 4,7 miliardi di euro. E domina sempre più la quota ecommerce. Tra il 2016 e il 2019 questo segmento è cresciuto a ritmo del 30% annuo in volumi e del 18% in termini di valore. E se quattro anni fa i pacchi del commercio elettronico pesavano un terzo di tutto il mercato, l’anno scorso hanno raggiunto il 49%.

Il primato di Amazon

Di pari passo è aumentato il peso specifico di Amazon. Per la relazione dell’Agcom, curata dal commissario Antonio Nicita, il ruolo dominante si fonda su due elementi. Da un lato c’è l’integrazione verticale della filiera, dalla piattaforma online al pacco a domicilio. Secondo Ecommerce Europe il gigante fondato da Jeff Bezos è uno degli indirizzi di shopping online preferiti in Italia, insieme a Zalando, Ibs e Bonprix.

Dall’altro il potere contrattuale che può esercitare come acquirente di servizi di consegna, su clienti e fornitori. Con i primi, spiega il report, esercitando un effetto leva, che lega il ranking del prodotto alla scelta dei servizi della piattaforma. Con i secondi perché il colosso dell’ecommerce gestisce già in autonomia circa la metà delle spedizioni e ne affida il resto ai corrieri esterni (tra cui Poste), con i quali “in qualità di venditore online, in virtù dei volumi venduti sulla piattaforma, è in grado di ottenere condizioni di servizio particolarmente vantaggiose”. “Amazon può conseguire economie di scopo dalla vendita congiunta dei servizi della piattaforma e di quelli postali”, si legge nella ricerca. E se le conclusioni di questo primo rapporto fossero confermate dalle successive indagini (prorogate fino a fine anno), l’Autorità potrebbe riservarsi di intervenire per “promuovere assetti maggiormente concorrenziali”.

La querelle della posta

L’Agcom dalla sua ha una carta: l’iscrizione di Amazon al registro degli operatori postali. Nell’agosto del 2018 il colosso dell’ecommerce ha dovuto pagare una multa di 300mila euro per aver svolto il lavoro di un servizio di poste, senza averne i titoli. Ed è stata obbligata a registrare nell’albo del ministero dello Sviluppo economico due sue controllate, Amazon Italia Logistica e Amazon Italia Transport, gettandosi di fatto nelle braccia dell’Agcom, che vigila sul settore e sta marcando stretta l’industria dell’ecommerce. E ora diventa più chiaro come: forte delle regole comunitarie, l’Autorità potrebbe imporre “rimedi” per compensare la posizione dominante del colosso di Seattle.

Ora la palla passa ad Amazon. Finora la multinazionale, che non ha commentato l’esito della ricerca, si è rimessa alle decisioni dell’Agcom. Ha sì contestato la sua equiparazione a operatore postale, salvo poi saldare una multa che vale pressappoco il 12,9% del fatturato 2018 e chiudere la faccenda. E nelle consultazioni per compilare il rapporto, ha confutato il potere dell’Agcom di avviare un’azione sul mercato. Finora, però, è tutto sulla carta. Altro è vedere imposti paletti al proprio business: in questo caso la reazione potrebbe essere meno pacifica.

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