Il primo luglio riaprono le frontiere dell’Europa, ma non per tutti i paesi

(Photo by Roland Weihrauch/picture alliance via Getty Images)

L’alto rappresentante dell’Unione europea, Josep Borell, poche settimane fa aveva comunicato che dal primo luglio le frontiere dell’Unione Europea sarebbero state gradualmente riaperte. Nei giorni successivi all’annuncio le istituzioni europee hanno cercato un punto di convergenza tra le istanze promosse dai singoli stati, gli unici a cui spetta prendere decisioni sulla gestione dei propri confini nazionali. Le discussioni hanno portato alla compilazione di una lista, pubblicata in esclusiva da Politico, con i paesi con i quali è possibile viaggiare e che presto dovrebbe diventare definitiva.

L’elenco comprende 18 paesiAustralia, Canada, Giappone, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Thailandia, Serbia, Algeria, Andorra, Georgia, Montenegro, Marocco, Ruanda, San Marino, Tunisia, Uruguay e Città del Vaticano. All’appello mancano Russia, Stati Uniti, Brasile e India, di cui preoccupano ancora i livelli molto alti di contagi. Anche la Cina non viene citata, ma per motivi differenti: i viaggi saranno consentiti solo se Pechino permetterà ai cittadini europei di raggiungere il paese senza alcuna restrizione.

I negoziati

Durante i negoziati tra gli stati membri ci sono stati alcuni dissidi sulla linea di condotta da seguire: se aprirsi a più nazioni possibili, anche per incentivare la ripresa del turismo, o se mantenere le restrizioni con la maggior parte dei paesi, ad eccezione di quelli considerati sicuri. L’approccio scelto, come dichiarato da alcuni diplomatici sempre a Politico, è stato quello di aprirsi ai paesi con un tasso di infezione, su un totale di 100mila abitanti, pari o inferiore alla media dell’Unione europea nelle ultime due settimane. L’elenco verrà costantemente aggiornato e nuovi stati potrebbero rientrare se, oltre al tasso di contagio, verrà considerato positivo l’andamento dei nuovi casi e se i dati forniti saranno considerati affidabili.

Il nodo da sciogliere è sicuramente quello riguardante gli Stati Uniti, vista l’importanza cruciale che ricopre dal punto di vista diplomatico. Il segretario di Stato statunitense Mike Pompeo ha spiegato che sta negoziando con alcuni paesi europei per la riapertura delle frontiere e che ce ne sono “almeno una dozzina” favorevoli a ripristinare i collegamenti, benché non abbia specificato quali. Opzione che non piace affatto alle istituzioni europee che vorrebbero mantenere un linea comune in questo tipo di decisioni, anziché delegare ai singoli stati.

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